Pronomi non binary: lo stereotipo vuole che le persone non binarie chiedano di rivolgersi loro col genere neutro, quindi evitando di pronunciare la A o la O alla fine di aggettivi o participi passati, ed evitando pronomi come lei/lui.

In realtà ogni persona non binaria è diversa.

 

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Le perifrasi al neutro

 

Molte persone non-binary (enby) hanno imparato un sub-linguaggio in cui usano delle perifrasi in modo da evitare le parole della lingua italiana marcatamente maschili o femminili: participi presenti piuttosto che passati, costruzioni col verbo avere piuttosto che col verbo essere, aggettivi unisex che finiscono con la E, e così via.

Ci sono situazioni in cui queste perifrasi non sono sufficienti, e comunque non si può chiedere all’interlocutorə di imparare questo linguaggio “funambolico”.

Sarebbe meglio che, chi si riferisce ad una persona non binaria (o di cui non conosce il genere), finché non riceve chiarimenti su come la persona preferisca ci si rivolga a ləi, usasse un linguaggio il più possibile neutrale.

 

La scevà (schwa) , l’asterisco e altri simboli

 

Le finali in A ed in O sono sostituite, nello scritto, da segni grafici come la @, l’asterisco, il numero 3, pronunciati come una “u“. Nell’ultimo anno si sta diffondendo la scevà (dal tedesco, schwa) , che si scrive con questo simbolo (ə) e si pronuncia come una vocale “muta” e gutturale (oppure come una U).

Oltre a servire per le persone non binary o di cui non si conosce ancora il genere, questi simboli vengono usati per descrivere moltitudini di persone di genere misto, al posto del “maschile plurale” ormai poco inclusivo. Ad esempio, “ciao a tutt3” si pronuncia “ciao a tuttu“.

 

Pronomi non binary: They/Them e Loro

 

Non tutte le persone vogliono che ci si rivolga a loro con il pronome inglese They/them o col corrispettivo italiano Loro.
A volte, inserire i pronomi nei profili social è solo un simbolo per comunicare di essere una persona di genere non binario.
In vari casi, una persona non binary potrebbe indicare un genere preferito, che potrebbe essere quello maschile, o quello femminile, e non solo perché mossa dai vincoli del binarismo delle lingue neolatine: alcune persone preferiscono pronomi femminili o maschili, e per loro il neutro è una seconda scelta.
Altre, invece, preferiscono il neutro ed indicano uno dei due generi come seconda scelta.
Per alcuni, invece, maschile, femminile, neutro, sono indifferenti.

 

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